BranCo/ aprile 2, 2015/ Una voce nel silenzio/ 0 comments

Grande successo per la prima iniziativa del progetto “UNA VOCE NEL SILENZIO” tenutasi venerdì 27 marzo a Monza. Il progetto è stato presentato da Stefano Pavesi che ha sottolineato l’importanza di intraprendere un percorso di approfondimento, di controinformazione e di solidarietà sulla tematica della drammatica persecuzione dei cristiani, oggi esempio di fedeltà alla propria tradizione in un mondo moderno che vuole imporre ai popoli di rinunciare alle proprie radici, e per questo vittime di un silenzio mediatico del “politicamente corretto”. Illustrando quindi le finalità e le motivazioni del progetto è stato inoltre anticipato che questo ciclo di eventi prevede anche un’iniziativa di solidarietà in favore delle comunità cristiane della Palestina.

La parola è poi passata ai relatori, i quali hanno esposto riflessioni e documentazioni su quelle che sono le vere cause e le radici della persecuzione dei cristiani nel Medio Oriente. In particolare – ha sottolineato Valerio Zinetti introducendo la conferenza – si deve anzitutto uscire dagli schemi precostituiti della retorica americana dello “scontro di civiltà”, dove le parti dello scacchiere sarebbero il pensiero unico occidentale e americano da una parte e il radicalismo islamico dall’altra, paradigma insufficiente a spiegare gli eventi che stanno coinvolgendo le comunità cristiane.
Maurizio Blondet ha sottolineato come la persecuzione delle comunità cristiane del Medio Oriente sia conseguenza di una strategia geopolitica, culturale ed economica di costante destabilizzazione di quell’area, accompagnata da una visione del mondo che necessita di distruggere qualunque tipo di barriera al predominio economico, barriera che è rappresentata anche e soprattutto dalla fedeltà alla Tradizione delle comunità cristiane mediorientali. Ma gli interventi sono stati all’insegna della demolizione dei luoghi comuni più pericolosi e più funzionali a non fare comprendere la questione nella sua profondità: ad esempio sottolineando le complesse vicende religiose e culturali del mondo islamico, in cui un radicalismo come quello dell’ISIS e dei gruppi utilizzati dall’Occidente per abbattere regimi scomodi come quelli iracheno o siriano, si configuri come una vera e propria eresia che ricorda l’iconoclastia protestante nata in seno al cristianesimo con la riforma luterana, o sugli effetti e gli scopi di certe campagne mediatiche.

In tutto questo, i Cristiani mediorientali rimangono “in piedi su un mondo di rovine”: approfondire le loro storie e le loro vicende, ci darà modo di seguire il loro esempio in un mondo che ci vorrebbe tutti sepolti tra le macerie.

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